A PROPOSITO DI FORME E COLORI
Il titolo che il pittore, scultore modenese, già ferroviere ad Ancona, Mauro Graziani ha pensato per questa sua nuova attesa esposizione è "Forme e colori". Le forme sono quelle delle figure gentili che l'artista fonde nel bronzo: corpi di donne in miniatura, affusolate come steli di calle, guizzanti a sorpresa da tronchi d'albero come spiriti dell'aria e del fuoco.
Le agili creature nascono, oltre che dalle più tradizionali e conosciute tecniche della scultura in bronzo, anche da procedimenti antichi e affascinanti che ammantano il lavoro di Graziani della magia di lontani riti di creazione: come il demiurgo della classicità greca l'artista impasta ingredienti meravigliosi (la cera delle api, la pece) per poi affidarli al calore del forno custoditi da un guscio di terra refrattaria. Scaldata dal fuoco la figura si liquefa e sparisce come i personaggi di certe fiabe, imprimendo però se stessa nell'involucro di terra; un po' per lo stesso principio per cui nel XVII secolo a Pompei il gesso liquido colmò i vuoti dei calchi restituendo dalla cenere figure umane polverizzate da duemila anni, anche nella fucina di Graziani (per la cronaca, la Fonderia Artistica "il Gabbiano" di Paola Mazzanti) il bronzo rivela i corpi scomparsi. L'alchimia del sale e dello zolfo fanno il resto, regalando alle statue, che in questo caso prendono il nome di "fusioni", un colore nel tempo cangiante.
Veri garbugli cromatici sono poi i Collage dell'artista, caleidoscopiche composizioni di carta, acquerelli, pastelli e colori ad olio che danno vita a soggetti variopinti dai profili tremuli, evanescenti, come contemplati attraverso i vetri colorati di un rosone.
I colori appunto, e le forme, termini da lessico familiare d'infanzia fatta di albi in bianco e nero da riempire e materia grezza da impastare; le forme appunto, e i colori uniti in un titolo, ugualmente importanti e presenti nelle opere di una mostra che riesce ad essere preziosa e originale mantenendo intatti garbo e levità.
Silvia Veroli








