Mescolando cera d'api, pece greca e paraffina, si ottiene una pasta che, con il solo calore delle mani, può essere modellata. E' una tradizione antichissima usata per studi e bozzetti da scultori e pittori prima di riprodurre il modello nelle dimensioni desiderate. Il modello non sarà mai ben levigato, presentando piccole deformazioni, ritoccate ad arte, al termine della lavorazione, per mezzo di sgorbie incandescenti. Il modello viene poi immerso nella terra refrattaria e messo al forno (metodo della "cera persa"). Il vuoto lasciato dalla cera viene poi riempito dal bronzo fuso. Ogni scultura quindi rappresenta un pezzo unico poiché l'originale, liquefatto durante il procedimento, si è "perso". La scultura una volta ripulita, viene patinata con fegato di zolfo e sale ammonico, una metodologia che potrà provocare nel tempo variazioni cromatiche per ossidazione. Entrando nello studio l'istintiva sensazione che avvolge il visitatore é quella di un "caldo e sereno disordine". Quasi nulla è al suo probabile posto. Si mescolano sapori e colori: l'officina di un fabbro, lo studio di un pittore, la bottega di un artigiano. La fiammella sotto il pentolone é sempre viva. Tutto intorno é il nero. Un buio acceso. Sculture in terra e gesso, calchi in gomma, sacchi di terra rossa... L'occhio indaga intorno e senza rispondere ad un ordine che non sia lo stupore interessato,cerca e trova il nuovo ad ogni angolo. All'interno di una vetrinetta, per un inutile riparo dalla polvere, quelle piccole sculture appoggiate su consumati barattoli. Sono immediate, fresche, espressive. Si nota che la cera ha assunto impercettibili deformazioni sotto la pressione delle dita o ha ceduto alla correzione del ferro rovente. Le forme longilinee e i movimenti aggraziati sono esaltati nell'intensità dal limite e delle dimensioni. E quella pace per qualche attimo consola l'armonia.
Paola Mazzanti








